Cos’è MoneySetter? La più grande community di vendita in Italia

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Negli ultimi anni la ricerca di lavoro da remoto è aumentata a vista d’occhio. E, come succede spesso quando cresce la domanda, cresce anche l’offerta… inclusa quella più “furba”.

Cos’è MoneySetter? La più grande community di vendita in Italia

Nel mondo dell’appointment setting, in particolare, online si trova di tutto: percorsi seri e strutturati, ma anche proposte piene di promesse e pochi dettagli.

La figura dell’Appointment Setter, sulla carta, è semplice da capire: programma appuntamenti di vendita per conto di un’azienda. Il vero problema è un altro: capire da chi farsi guidare per entrarci davvero, senza buttare soldi e tempo dietro a modelli poco chiari.

Chi si affaccia oggi al remote working di solito si fa una domanda molto concreta: “Questa azienda è seria o mi sta vendendo un sogno?” Domanda sacrosanta, perché in rete esistono percorsi proposti a 1.000, 1.500, 2.500 fino a 3.000 euro che promettono “guadagni enormi” e “garanzie di lavoro” con formule spesso vaghe. Nella pratica, tante alternative finiscono per offrire:

  • tanta motivazione e poca operatività reale;

  • “garanzie” che, lette bene, diventano condizioni o eccezioni;

  • inserimenti lavorativi nebulosi (o demandati a liste di aziende “che cercano”);

  • modelli retributivi non spiegati con precisione (o cambiati strada facendo).

In questo scenario, la differenza la fa quasi sempre una cosa: quanto è chiaro il processo (selezione, formazione, inserimento operativo, compensi) e quanto rischio ti viene scaricato addosso all’inizio.

Perché parliamo di MoneySetter?

Qui MoneySetter si è ritagliato spazio, creando velocemente la community del settore più grande in Italia sulla piattaforma Skool, con oltre 2500 membri attivi: non tanto perché “promette di più”, ma perché, almeno per impostazione, prova a togliere ambiguità e mettere sul tavolo un percorso più leggibile.

Il progetto è stato creato da Danilo Mazza e Silla Blasi, due imprenditori con esperienza comprovata nella vendita ed è collegato a iCall Media SRL, l’azienda stessa per cui si inizierà a collaborare! Questo dettaglio non è secondario, perché molte alternative online si fermano al livello “formazione e… speriamo”. Qui, invece, l’idea dichiarata è un’altra: dopo colloqui e valutazione, avviene l’inserimento in un team operativo che lavora su attività organizzate internamente (flussi, commesse e gestione), con compensi legati alle performance.

E c’è un punto che MoneySetter esplicita (mentre in genere lo si lascia volutamente confuso): non è un’assunzione da dipendente. È una collaborazione professionale.

Chi cerca lo stipendio fisso e la struttura tipica dell’impiego tradizionale, difficilmente troverà qui quello che vuole. Ma per chi vuole un modello “a risultato” con regole chiare, il discorso cambia.

La formazione viene presentata come modulabile sul livello di partenza e divisa in tre passaggi:

  • teoria e simulazioni;

  • pratica affiancata sul campo;

  • lavoro su KPI (indicatori di performance) e velocità operativa.

Per la fase successiva si parla di un impegno minimo di circa 20 ore a settimana, con preferenza per una dedizione full time per chi vuole risultati più rapidi e consistenti.

Qui, rispetto a molte proposte online, il valore percepito sta nel fatto che non viene proposto l’apprendimento di “una competenza”, ma un contesto operativo: processi, supervisione, misurazione, ritmi e obiettivi, con la collaborazione nell’azienda stessa.

La barriera d’ingresso per questa professione

Il punto più delicato nel mercato è spesso questo: la barriera economica. Tante alternative partono con la logica “se vuoi guadagnare tanto, prima paga tanto”, con richieste che vanno dai 1.000 ai 3.000 euro anticipati, giustificandosi con promesse di inserimento o guadagni futuri.

MoneySetter, invece, viene presentato con un modello diverso: un deposito cauzionale iniziale molto più basso, completamente rateizzabile e restituito integralmente al termine della formazione, con una trattenuta minima dai guadagni effettivi del collaboratore. Tradotto: l’ingresso non passa dal “fammi un bonifico e poi vediamo”, ma da un meccanismo che almeno nelle intenzioni, poi apparentemente comprovate dalle centinaia di testimonianze verificabili sul sito ufficiale di MoneySetter, riduce il rischio iniziale e lega il modello ai risultati reali.

Ed è esattamente qui che molte persone leggono il valore aggiunto: meno distanza tra promesse e la realtà.

È la scelta “migliore”? Dipende da che cosa stai cercando

MoneySetter non viene presentato come un modello universale, e questo è un punto a favore: se si cerca un impiego da dipendente, se non si può garantire continuità o se non si regge un lavoro a performance, ci si potrebbe trovare male.

Ma per chi vuole entrare nel mondo delle vendite da remoto senza pagare 2.000-3.000 euro a fronte di promesse generiche, MoneySetter si posiziona come una delle opzioni più solide ed affidabili: processo chiaro, contesto operativo, inserimento in team, KPI, e struttura economica per niente “predatoria” rispetto alle diverse alternative online.

In un mercato pieno di promesse ed affermazioni sensazionalistiche, alla fine vince quasi sempre chi riesce a rispondere bene a tre domande semplici: quanto è chiaro il percorso? quanto è reale l’operatività? quanto rischio mi sto prendendo all’inizio? MoneySetter, su questi punti, sembra aver costruito il suo posizionamento vincente.

È esattamente su questi punti che MoneySetter viene spesso valutato meglio: perché non si limita a “insegnare”, ma imposta un percorso chiaro e concreto con metriche, pratica e inserimento operativo, e un modello basato su trattenute su guadagni reali riduce quella zona grigia che, online, è piena di promesse ma povera di fatti.

In sintesi: chi cerca scorciatoie probabilmente resterà deluso ovunque. Chi invece vuole un percorso concreto, misurabile e con una struttura dietro, tende a guardare MoneySetter come una delle opzioni più sensate in circolazione. soprattutto se l’alternativa è pagare 2.500 o 3.000 euro per sentirsi dire, alla fine, “adesso arrangiati”.

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